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Ebbene sì, la semiotica c’è (si vede?)

Sono un sincero estimatore dell’ornitorinco (o platipo), forse perché in Australia ho avuto occasione di vederlo dal vivo, ma anche perché pare essere stato creato da Dio o dalla Natura per mettere in questione il nostro apparato categoriale. L’ornitorinco ha un becco d’anatra, le zampe palmate e fa le uova, ma non é un uccello, passa gran parte della giornata sott’acqua ma non è un anfibio, è coperto di pelo, ha la coda da castoro, allatta i piccoli ma non ha capezzoli, e si fatica a capire da dove i neonati succhino il latte. Quando, alla fine del 700, un esemplare impagliato è stato portato in Inghilterra, i naturalisti lo hanno giudicato lo scherzo di un taxidermista. Finalmente (ma il dibattito è durato decenni) si sono decisi di classificarlo tra i mammiferi, ordine dei monotremi, ma se andate a vedere un albero tassonomico lo trovate proprio di fianco, come in uno strapuntino, per non lasciarlo andare in giro come un apolide. È pertanto un animale apparentemente antikantiano, a tal segno che (proprio per saggiare meglio la teoria kantiana della conoscenza) mi sono proposto di scrivere un saggio su Kant e l’ornitorinco. Siccome le enciclopedie che avevo in casa non mi davano notizie storiche, mi è venuta l’idea di cercare su internet. Come ho poi controllato, avrei trovato qualcosa anche se lo avessi cercato col suo nome scientifico (ornithorhynchus anatinus), con quello italiano, francese, tedesco, eccetera. Ma internet parla per lo più inglese e ho cominciato con “platypus”.

Sorpresa. A seconda dei motori di ricerca mi ritrovo da duemila a tremila siti dove si parla dell’ornitorinco. Scartiamo pure quelli che riguardano librerie, organizzazioni per l’affitto di computer, club intitolati a questo animale, un “Ornitorrinco in Eden” (con due erre, perché usa il termine portoghese, chissà perché, il sito è in California) che riguarda la creazione di un’opera d’arte telerobotica; e la Home Page di una ragazza che si fa chiamare Platypus e che ci mostra la serie delle sue foto, una per ogni anno di College. Ma anche questi sono pur sempre sintomi interessanti, perché è evidente che Internet pare attraversata da una “Platypus mania” (nome di un sito, mentre un altro si chiama “Platypus loved in USA”). Ci sono facoltà di scienze naturali e centri di ricerca (molti ovviamente australiani) che dell’ornitorinco vi danno la descrizione, la fotografia, la distribuzione geografica, la storia, e nel Catalogo Genetico della University of Illinois potete trovare tutto quello che vi serve per un esame da trenta e lode. Ci sono persone che si dedicano al culto dell’ornitorinco, e uno di questi è un italiano, Pastrano, che si chiede come si possa rimanere indifferenti a tanta bellezza, avanzando il sospetto che l’ornitorinco possa essere il fine della creazione. Un altro fan è Gary S. Rosin, il cui sito “The amorous platypus” è stato visitato da 1.693 persone in questi ultimi sei mesi, e che dedica un link al problema del plurale di “platypus” (platypuses? platypi? platypus?) Rosin adatta al platipo una celebre storiella, di un tale che vuole ordinare cinque di questi animali ma non sa come fanno al plurale, e quindi scrive: «Mi mandi un platypus. Anzi, cinque».

Ci sono poesie, albi da colorare per i bambini, un “Gelatinous Platypus Page” che dedica all’animale, a puntate, notiziole curiose. C’è una bibliografia completa, un film sull’allattamento (55 dollari, 25 minuti) uno studio delle monete australiane con l’immagine del platipo viene riportato per intero un articolo apparso sul “Creation Magazine” (giugno 1986), di impostazione fondamentalista, dove si afferma che, poiché il platipo, vecchio di 110 milioni di anni, non si è mai evoluto, significa che è rimasto così come Dio lo ha creato tra il quinto e il sesto giorno (tra gli animali acquatici e terrestri). Si spiega come doveva essere salito sull’Arca (non essendo un pesce non poteva resistere al diluvio sott’acqua) e si discute come dal monte Ararat sia riuscito ad arrivare in Australia.

Siccome sono diffidente, e so che su Internet si possono trovare siti a non finire anche sul gatto, sono andato a cercare altri animali esotici, e debbo dire che anche questi sono molto rappresentati, più dell’ornitorinco: ho trovato settemila siti per il koala e l’armadillo, diecimila per il panda. Ma sono animali più noti, che da tempo hanno dato nome a prodotti, come la Fiat Panda. Rimango convinto che la mania dell’ornitorinco sia un fenomeno singolare. Forse perché il platipo è un animale molto post-moderno, un collage, una citazione di altri animali; forse perché sembra un prodotto del pensiero debole. Forse perché e un simbolo ambientale, nascosto nel suo ridotto oceanico, protetto e amatissimo. Non lo so. Affido la riflessione a qualche congresso a venire.

 

Umberto Eco, La bustina di minerva, da L’Espresso 8 agosto 1996

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